Scritto da Nico Foglieni
Siamo negli anni 50, negli anni del Brasile di Pelé e Garrincha, nel mentre l’Italia vede crescere Mazzola e Rivera In Spagna c’è una squadra di grandissimi campioni che sta dominando la scena mondiale: il Real Madrid di Puskas, Kopa, Gento, ma sopratutto di Alfredo “Saeta Rubia” Di Stefano, il quale, su quei duri campi fatti unicamente di buche, è imprendibile quando parte in velocità, negli 1 contro 1 risulta impossibile togliergli il pallone dai piedi e sottoporta è sempre una sentenza per gli avversari, tutte i club sono terrorizzati nell’affrontare quel campione che è un profeta del pallone. La sua carriera inizia quando nel 1944 supera il provino per il River Plate diventando subito il titolare della 2a squadra dei Millionarios. Nella stessa stagione colleziona 1 presenza in 1a squadra, la quale vince il campionato, mostrando già il suo immenso talento. La Maquina, però, lo vuole mandare a farsi le ossa, è l’Huracan la squadra scelta del giovane argentino. Il campionato argentino di quegli anni è composto da grandissimi campioni: Peucelle, Pedernera….. Ma nonostante questo riesce ad imporsi come giovane promessa segnando 10 gol in 25 presenze. Tornato al River Plate nel 1947 si impone tra i titolari ad appena 19 anni e, con le sue 27 reti, è il protagonista della vittoria dello scudetto. Dopo quella stagione tutti gli argentini si innamorano di quel gioiello, in particolare la sua velocità gli vale il soprannome di “Saeta Rubia” (“Freccia Bionda”). Nello stesso anno esordisce con la maglia dell’Argentina nella Copa America. Il suo apporto è determinante per la vittoria del suo paese riuscendo a segnare 6 gol. Nel 1949 il campionato viene sospeso per le continue proteste dei giocatori che chiedono di essere riconosciuti come professionisti e di avere salari più alti. L’occasione per Di Stefano di scappare in un campionato più remunerativo avviene nell’agosto del 1949: in seguito ad un’amichevole contro il Torino prende un volo per il campionato colombiano, più remunerativo, dove ad attenderlo ci sono i Millionarios di Pedernera. In Colombia è il più forte di tutti e ciò lo fa capire con il suo dribbling secco, con la sua incredibile velocità e con il suo tiro ‘ccezionale. In 4 anni vince per 3 volte il campionato ed essendone per 2 volte capocannoniere e segnando 90 gol in 101 presenze. Il suo nome ormai è conosciuto da tutto il mondo ed è normale che 2 superpotenze calcistiche quali Barcellona e Real Madrid lo vogliano. Il suo trasferimento in Spagna risulta il più controverso della storia del calcio: il Barcellona infatti presenta un’offerta al River, ultima squadra di Alfredo affiliata alla Fifa, mentre il Real si presenta in casa dei Millionarios, il cui campionato non viene riconosciuto dalla istituzione massima. Alla fine la spunta il Real che paga un totale di 6,8 milioni di pesetas spagnole (circa 41mila € odierni). La Saeta Rubia esordisce con i Blancos proprio contro il Barca, caso vuole che il Clasico finisce 5-0 con Di Stefano autore di una tripletta, la prima di tante in terra spagnola. A fine campionato ’53-’54 sono i Galacticos, con 40 punti in 30 partite, a conquistare il 3° titolo della loro storia, 20 anni dopo l’ultimo. Determinante per la vittoria del titolo è proprio Di Stefano, in poche parole è infermabile: corre più veloce del vento, i suoi tiri sono dei missili imprendibili, la sua visione di gioco è impressionante e il dribbling è incredibile, Alfredo è l’incubo dei difensori e portieri, la gioia dei madridisti e l’orgoglio della Spagna. Grazie al titolo ottenuto la stagione successiva il Real ottiene un pass per la Champions League ’55-’56. Da ricordare il ritorno dei quarti contro il Partizan, in quella che viene definita la “partita della neve”, infatti dopo un nottata di neve il campo è impraticabile, nonostante ciò la partita viene giocata lo stesso. I Blancos, a differenza degli slavi, non riescono a stare in piedi, ma forti del 4-0 dell’andata passano seppur perdono per 3-0. In finale gli uomini del presidente Bernabeu e della sontuosa Saeta Rubia incontrano lo Stade Reims del grande Kopa. Nonostante il livello degli avversari i Blancos sono la prima squadra a sollevare la Coppa dalle Grandi Orecchie dopo aver vinto, in rimonta, per 4-3, anche grazie ad 1 gol di Di Stefano. A fine stagione Alfredo arriva 2° nella prima edizione del Pallone D’oro, dietro solamente al 40enne Matthew’s. Per la stagione 1956-1957 il Real poteva contare su grandi attaccanti quali Gento, Kopa e Rial ma il migliore, il trascinatore, l’inarrestabile è sempre la Saeta Rubia che con 31 gol vince il Pichichi de La Liga, con i Galacticos vince sia il campionato sia per la 2a volta la Champions segnando in finale 1 gol nel 2-0 contro la Fiorentina. A fine anno la Fifa assegna il Pallone D’oro proprio alla Saeta Rubia; Alfredo è una leggenda vivente, un mostro sacro del calcio, colui che partito dal nulla è diventato l’idolo di Madrid. Nei due anni seguenti Di Stefano si rivela divino: le sue giocate e i suoi dribbling incantano i tifosi dei Blancos e non solo; le sue conclusioni sono potenti, precise ed imparabili; la sua velocità è troppo elevata per gli avversari; Alfredo corre più del vento, corre oltre ogni critica ed ogni errore perché lui è l’incarnazione del calcio. Tutto ciò gli permette di vincere 1 Pichichi de La Liga, 1 campionato spagnolo, 1 scarpa d’oro della Coppa dalle Grandi Orecchie, 2 Champions e il 2°Pallone D’oro vinto nel 1959, il tutto vinto, come sempre, da assoluto protagonista nei Galacticos. Passano 4 anni, 3 scudetti, 1 Champions e 1 Intercontinentale quando la Saeta Rubia a 38 anni gioca la sua ultima stagione a Madrid, quella piazza che tanto amore è affetto gli ha dato e a cui molte gioie e molti trofei ha donato. L’età è solo un numero e l’imprendibile Alfredo lo dimostra a suo modo: correndo, segnando e lottando su quei campi che anni indietro lo resero una leggenda. La vittoria dell’8° campionato nel suo palmares è solo la conseguenza dell’ennesima stagione straordinaria di Di Stefano. Nel 1964 si trasferisce all’Espanyol dove, in 2 stagioni, segna 14 reti in 60 presenze prima di dire addio al calcio giocato. È così che dopo 893 reti in 1126 partite si ritira uno degli attaccanti più forti di sempre. Un fenomeno del pallone, un amante del gol, una stella splendente in campo. Di Stefano è eterno come eterne sono le sue vittorie, come eterni sono i suoi dribbling e come eterni sono i suoi gol, ed anche se ci ha lasciato state tranquilli che da qualche parte la morte sta ancora cercando di acciuffare quella freccia più veloce del vento, perché lui è Alfredo Di Stefano: L’imprendibile Saeta Rubia.
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